giovedì 23 agosto 2012

La bionda e l'occhio dietro all'obiettivo


I wanna be loved by you, just you and nobody else but you... 

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Queste sono solo alcune delle parole che hanno contribuito alla creazione di un mito, quello della donna che negli anni '60 era considerata il sogno proibito di tutti gli americani e non solo. Marilyn Monroe, al secolo Norma Jeane Baker, può essere considerata una delle prime icone pop,  rappresentata da artisti del calibro di Dalì e Warhol. Marilyn era molto più di questo e, per comprenderlo è sufficiente osservare gli ultimi scatti fatti da Bert Stern alla bionda più famosa del secolo scorso.
Secondo alcune credenze, in una fotografia è racchiusa l'anima del soggetto, che viene intrappolata nella celluloide per una strana alchimia e osservando alcune di queste foto non si può che concordare. Il set in questione, composto da più di duemila foto e che durò complessivamente tre giorni, fu commissionato dalla rivista Vogue, che ne scelse solo otto scatti permettendo agli altri, ritenuti troppo osés e censurati per anni, di entrare nella storia. È affascinante leggere i ricordi di Bert Stern in merito a quell'esperienza unica avvenuta a sole sei settimane dalla prematura morte della diva. Stern ci restituisce un'immagine della bella Marilyn giocosa, trasgressiva ma soprattutto umana. Sdraiata in una camera d'albergo, circondata da bottiglie di champagne e vodka, Marilyn si abbandonò all'obiettivo del fotografo mostrando tutta se stessa, quasi completamente struccata e vulnerabile. Vulnerabilità che traspare in quasi tutti gl scatti. Non è la Marilyn che posò per Playboy e neanche quella che raccontava dell'amicizia tra le ragazze  e diamanti. È una donna che
si confida con l'obiettivo, senza troppe remore, e che ad esso affida i suoi sguardi più malinconici. Non è questo il luogo per parlare della storia di una donna né delle sue sfortune così come non mi soffermerò sulla grandiosità delle immagini, molte delle quali virate ai sali di platino. Preferisco piuttosto ricordare quanto la diva
appaia vulnerabile, coperta da un drappo trasparente che, come la sua bellezza, tenta di nascondere ciò che si cela nel più profondo del suo animo. E, come da dietro un drappo trasparente, si intravede quanto fosse sola e quanto stesse gridando aiuto senza purtroppo, ricevere risposta. Nell'esposizione trovano posto due opere firmate dal fotografo e, idealmente, dalla stessa Norma. Intitolate: Crocifissione I e II, sono due scatti che non soddisfecero Marilyn e che la stessa segnò con una croce fatta con l'inchiostro rosso. Ma queste foto non sono solo questo, sono un monumento ad una donna che nel tempo è diventata il sinonimo di bellezza.


mercoledì 23 maggio 2012

Salone internazionale del libro di Torino Ovvero, come farsi una nuotata in un mare di carta senza rischiare di affogarci

Ebbene sì, in tremendo ritardo ecco un rapido commento al Salone del libro!

Salone internazionale del libro di Torino
Ovvero, come farsi una nuotata in un mare di carta senza rischiare di affogarci

Ogni tanto la società, ed in special modo quella che viene definita in modo dispregiativo la massa, possono riservare interessanti sorprese.
Mi spiego. È risaputo che la lettura, in Italia, non è tra i passatempi più diffusi, almeno secondo le tanto temute indagini ISTAT.  Immaginate quindi la mia sorpresa nello scoprire quanto questo sia stato confutato, almeno in parte, nel vedere il pubblico presente quest’anno al salone del libro. Certo, sto parlando comunque di una “confutazione” relativa ma comunque piacevole. Mi rispiego. Per anni il salone del Libro è stato un ricettacolo che attirava a sé un pubblico molto settoriale composto prevalentemente da addetti ai lavori, universitari,  appassionati lettori e giovani che fino a qualche tempo fa sarebbero stati definiti, in maniera assolutamente negativa, “diversi” dalla massa. Questo perché, senza generalizzare troppo, spesso chi ha, o meglio aveva, certi interessi, raramente si accostava alle pagine fruscianti di un bel libro, preferendo piuttosto quelle di alcuni quotidiani. Certo, anche quello è leggere direte voi. Quest’anno, invece, mi è capitato di stupirmi nel vedere quanto fosse omogeneo il pubblico convenuto per celebrare uno dei pochi baluardi della cultura rimasti a difenderci da twittate, tag e mi piace. Oltre al sopracitato pubblico di aficionados, era possibile vedere giovani adolescenti girare in cerca dei loro beniamini, e non mi riferisco solo a pallidi vampiri indecisi sul proprio futuro, fossero essi moderni o meno. Ma non solo, per una volta il salone ha assunto toni festosi, svuotandosi della seriosità che spesso è associata alla parola cultura. Perché, diciamolo, la cultura è prima di tutto divertimento. Divertimento che, grazie anche alla tecnologia, per una volta sottomessa alla conoscenza, è sempre più fruibile e facile da raggiungere. Ma la cultura in questione non è solo quella rappresenta dai libri, protagonisti indiscussi anche quest’anno, ma bensì anche quella legata ad altri aspetti del sapere quali musica e cibo. Anche negli anni passati erano presenti questi due aspetti ma quest’anno, per la prima volta, mi è sembrato che il pubblico fosse davvero interessato a scoprire cosa c’è dietro quello che gli appassiona. 
Un ultima nota va spesa per il sottotitolo “Primavera Digitale”. Purtroppo ho trovato la scelta di tale titolo un po’ fastidiosa, forse perché a livello inconscio l’ho subito ricollegata ad altre “primavere” storiche molto più influenti o solo perché da brontosauro quale sono ho ancora qualche problema nel considerare libro un insieme di dati su uno schermo. So che dovrò adattarmi, anche perché tutti conosciamo quanto sono sfruttati gli angoli verdi del pianeta ma a volte mi chiedo, è preferibile sacrificare il rumore delle pagine di un buon libro a scapito di quelle d riviste e quotidiani pieni di nulla? Ai poster (digitali naturalmente) l’ardua sentenza.

lunedì 21 maggio 2012

Genova SMACK! COMICS 2012




Come spesso accade, le giovani fiere possono riservare piacevoli sorprese. Ancora liberi da preconcetti e dal tremendo Dio Denaro, infatti,  questi piccoli gioielli si mostrano al publico per quello che dovrebbero essere, momenti di divertimento e leggerezza. La SMACK! di Genova, fiera del fumetto al suo secondo anno tenutasi il19 e 20 marzo, ha racchiuso in se proprio queste due qualità. A differenza di importanti convention nazionali, organizzate a volte con il preciso scopo di far vendere, in questa simpatica manifestazione si respirava un'atmosfera intima, amichevole e soprattutto libera. Libera dalle grandi case, libera dagli sponsor e libera dall'ufficialità troppo spesso presente in eventi di questo tipo. Attenzione però, tutto questo non significa meno interessante. In primo luogo è da segnalare l'interessantissima mostra Eurhope, esposizione di opere create da  talenti emergenti e non con tematiche relative al futuro della Comunità Europea. Benchè molti dei lavori fossero degni di nota, le tre opere vincitrici si sono pienamente meritate gli onori e gli allori del podio. La terza classificata,  Viganga Francesca  , rappresenta la Comunità Europea con un velo di speranza, un grande ombrello pronto a proteggere donne, bambini e non solo. Di diversa opinione  Gartner Lilli, per lei , seconda classificata, per cui la Comunità Europea è rappresentata da un'insieme di animali, simbolo forse di un melangè culturale ancora lontano. Il primo premio và invece a , artista veronese Carozzi Nicolò che vede l'Europa quasi come una vittima di potenze più grandi. Ma lo SMACK!  non è stato solo questo. Tra gli autori presenti possono essere citati il grandissimo Frezzato e il talentuosissimo Daniele Marotta, autore di una piccola perla intitolata Superzelda e organizzatore del party anni '20 presso il Banano Tsunami. Un'ulteriore menzione è d'uopo per lo studio di grafica (e non solo) Blue Monkey, simpaticissimo gruppo di  illustratori appassionati di Steampunk al lavoro per rendere questo mondo più vaporoso e ricco di ingranaggi! Insomma, per riassumere un attimo posso dire che questa giovane fiera promette milto bene e, sono certo, che se conserverà le caratteristiche sopra citate, con gli anni diverrà certamente uno dei poli del fumetto in Italia.
P.S. mi stavo dimenticando la cosa più bella di tutta la Fiera: La Going Merry di One Piece creata dall'associazione SempliceMente, un grande lavoro per un  grande sogno


SMACK! COMICS 2012 Galleria





































giovedì 17 maggio 2012

Henri Cartier-Bresson Photographe - Palazzo Reale


Per descrivere la lunga carriera di Henri Cartier-Bresson, servirebbe un volume, sicuramente illustrato, che raccontasse buona parte del secolo scorso. La prodizione artitica del fotografo francese, infatti, copre, e scopre, alcuni degli eventi e dei personaggi più influenti del ventesimo secolo. Non è possibile avvicinarsi alle opere del genio francese senza essere trascinati in una sorta di stasi. Attraverso le immagini, infatti, Cartier-Bressonplasma la realtà come se fosse metallo fuso per poi lasciarla solidificare in granitici momenti scolpiti nella memoria collettiva. Le foto dell'artista sono più che semplici momenti rubati, sono attimi di vita che, sfogliati, ci narrano un passato che col passare del tempo assume toni poetici e leggendari. L'occhio del secolo, così è stato definito l'artista francese, ci mostra un mondo fatto di persone, vero e proprio fulcro della sua produzione. Persone riprese nei loro momenti più intimi, nella vita di tutti giorni, in contesti che non hanno nulla di artistico, molto spesso fotografati a loro insaputa, quasi per caso. Ed è proprio da imputare al fato perte della fortuna del grande fotografo. Se infatti da un lato è possibile cogliere una conoscenza tecnica non indifferente, basta infatti notare la composizione e le geometrie di alcuini scatti, dall'altro è innegabile la componente fortuita che hanno permesso il tratteggio di situazioni unice. Gli esempi in questa direzione si sprecano. Passando dal funerale di Gandhi alla famosissima foto scattata nel campo di concentramento di Dessau, non si può non apprezzare e l'unicita di alcuni istanti, fissati nella pellicola per sempre dall'occhio attento del fotografo. Si possono quindi osservare figure fuori dal temnpo, passando dall''accademico francese vestito in pompa magna per arrivare ad uno degli ultimi eunuchi cinesi, immergendosi poi in un bordello di Alicante per riemergere di nuovo in Cina, negli ultimi giorni del  Kuomitang. Naturalmente tra i vari scatti trovano posto quelli fatti ad alcune personalità di spicco nella vita sociale dell'epoca, tutti ritratti dietro an un velo di diasarmante semplicità. Non è questo il luogo per elencare tutti i personaggi di spicco presenti, da Ezra Pound all'ancora cardinale Pacelli, ma è piuttosto nteressante notare che molto spesso gli stessi sono ritratti come persone comuni, come tutti i soggetti di Henri Cartier-Bresson, fondamentalmente come noi.


Roberto Cera

giovedì 19 aprile 2012

Torino Comics

Ebbene sì, anche quest'anno, come ormai da tradizione, sono stato a Torino Comics.
Affrontare in maniera obiettitiva e critica il Comics risulta per me leggermente problematico. Un po' come chiedere a un diabetico un giudizio su un dolce: buono!
Cercherò comunque di essere distaccato e serio... vabbè, solo distaccato.
 In primo luogo devo sottolineare l'enorme presenza di cosplay, vero punto di forza della manifestazione, che hanno costellato la manifestazione riempiendola di  colore e allegria. Per gli appassionati del fantastico era impossibile camminare senza stupirsi o esaltarsi di fronte ai propri beniamini impersonati tanto seriamente. Questo perchè a differenza di quanto si creda, fare il cosplay è una cosa seria. Certo, molti hanno recuperato un'idea all'ultimo e l'hanno trasformata in costume a volte con ottimi e a volte con discutibili risultati ma per molti, la creazione del costume è statomun lavoro che ha richiesto settimane di lavoro.Potremmo discutere ore sulle motivazioni che spingono tante persone ad impegnarsi per una giornata di celebrità così effimera ma credo che il motivo principale sia quello di divertire e divertirsi. Passando tra i protagonisti dei manga più conosciuti e gli eroi della propria infanzia credo sia impossibile non tornare bambino per un attimo e lasciarsi prendere dall'euforia. E poi quest'anno ho avuto l'occasione di vedere rappresentati alcuni dei miei miti: ben 3 Dottori  e un Weeping Angel in primis, un nutrito gruppo di Xmen, e il solo e unico Peter Mayhew meglio noto come il peloso Chewbacca. Queste sono solo alcune delle cose che hanno reso questa edizione di Torino Comics degna di essere visitata ma purtroppo non ci sono solo note positive.Quest'anno l'organizzazione ha scelto spazi più ampi, prevedendo un maggiore afflusso di pubblico, ma purtroppo tali spazi non sono stati utilizzati al meglio. Sein certi punti, infatti, era possibile trovare spazi deserti utilizzati per bivaccare dai poveri astanti, dall'altro era praticamente impossibile accedere ad alcune zone, prima tra tutte quella della compravendita di usato. In certi corridoi la presenza di gente, unita all'organizzazioni degli spazi rendeva l'attraversamento un vero e proprio incubo, non permettendo inoltre una buona visibilità agli stand. Altra nota negativa la lontantananza della sala in cui era organizzata la sfilata ufficiale dei cosplay, lontananza che ha relegato in un'altra ala del padiglione una grossa fetta di pubblico.
A conti fatti comunque credo che anche quest'anno la manifestazione ormai maggiorenne si sia difesa bene e, da indiscrezioni di una appassionata Whoviana sembra che se questi indirizzi riceveranno abbastanza richieste, per il prossimo anno potremmo sperare nella presenza di una cabina blu...
e di un pazzo con un fez
il fez è cool....
areastampa@pavesio.com
info@torinocomics.com

Per ora vi lascio ma state tranquilli, vi allego un paio di link così tutti coloro che non c'erano potranno rifarsi gli occhi.
Allons-y


















Torino Comics 2012






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