Non ho resistito, provate anche voi e postate le vostre opere!!!
andate sul link!!!!
lunedì 3 settembre 2012
domenica 2 settembre 2012
Capelli Blu Una storia metropolitana di Valerio Nardoni
Blu
Per alcuni è uno dei colori
dell'estate, per altri può essere il prologo ad un piccolo incubo
quotidiano. Certo, non parlo del blu che ossessionò Van Gogh e
Tolouse-Lautrec ma di un blu più reale. Il tipo di blu che quano lo
vedi non ti colpisce subito ma poi, quando ci ripensi, finisce per
essere l'unica cosa che ricordi.
Ecco cosa accade al protagonista di
Capelli Blu prima opera
dell'esordiente Valerio Nardoni. Ambientato in una città senza nome,
simile a tante altre, questa brillante opera si districa tra fiumi e
strade popolate da gente comune. Tra discount, megastore e lenticchie
col chorizo il protagonista vive sospeso tra realtà e sogno, sempre
accompagnato dalla macchina da presa. Proprio quest'idea, sicuramente
non nuovissima ma utilizzzata con metodo e senza eccessi, eleva
questo romanzo al di sopra della media. Se la trama non colpisce per
l'eccessiva originalità, lo stile della narrazione, che oscilla tra
prima e terza persona, e la visione esterna del protagonista riescono
a rendere interessante e scorrevole quello che sarebbe potuto essere
un esperimento poco riusciuto. In quanto prima opera, infatti, il
rischio di cadere nel banale o di risultare poco chiaro era
prevedibile, quasi scontato.
Quasi.
Per
fortuna la bravura di questo giovane autore gli permette di giocare
su un terreno in cui molti sono caduti, delineando bene i personaggi,
primo tra tutti l'amico Alvaro, e giocando con le situazioni. C'è un
unica pecca, per quanto mi riguarda, in questa ottima opera, la
lunghezza della stessa. Forse per la paura di tirarla troppo per le
lunghe o per pura scelta stilistica, l'autore sceglie di chiudere la
storia senza approfondire alcuni passaggi. Da un lato questa scelta
rende l'opera unica e particolare ma dall'altro lascia un po' d'amaro
in bocca perche non permette di affezionarsi ai protagonisti.
Personalmente non amo quando succede, perchè mi sento quasi privato
del piacere di un buon finale. Non dico assolutamente che il finale
di questo libro non sia buono.
Manca solo qualcosina.
Magari qualche
pagina ancora.
Magari, Blu.
giovedì 23 agosto 2012
La bionda e l'occhio dietro all'obiettivo
I
wanna be loved by you, just you and nobody else but you...
| Aggiungi didascalia |
Queste
sono solo alcune delle parole che hanno contribuito alla creazione di
un mito, quello della donna che negli anni '60 era considerata il
sogno proibito di tutti gli americani e non solo. Marilyn Monroe, al
secolo Norma Jeane Baker, può essere considerata una delle prime
icone pop, rappresentata da artisti del calibro di Dalì e
Warhol. Marilyn era molto più di questo e, per comprenderlo è
sufficiente osservare gli ultimi scatti fatti da Bert Stern alla
bionda più famosa del secolo scorso.
Secondo
alcune credenze, in una fotografia è racchiusa l'anima del soggetto,
che viene intrappolata nella celluloide per una strana alchimia e
osservando alcune di queste foto non si può che concordare. Il set
in questione, composto da più di duemila foto e che durò
complessivamente tre giorni, fu commissionato dalla rivista Vogue,
che ne scelse solo otto scatti permettendo agli altri, ritenuti
troppo osés e censurati per anni, di entrare nella storia. È
affascinante leggere i ricordi di Bert Stern in merito a
quell'esperienza unica avvenuta a sole sei settimane dalla prematura
morte della diva. Stern ci restituisce un'immagine della bella
Marilyn giocosa, trasgressiva ma soprattutto umana. Sdraiata in una
camera d'albergo, circondata da bottiglie di champagne e vodka,
Marilyn si abbandonò all'obiettivo del fotografo mostrando tutta se
stessa, quasi completamente struccata e vulnerabile. Vulnerabilità
che traspare in quasi tutti gl scatti. Non è la Marilyn che posò
per Playboy e neanche quella che raccontava dell'amicizia tra le
ragazze e diamanti. È una donna che
si confida con l'obiettivo, senza troppe remore, e che ad esso affida i suoi sguardi più malinconici. Non è questo il luogo per parlare della storia di una donna né delle sue sfortune così come non mi soffermerò sulla grandiosità delle immagini, molte delle quali virate ai sali di platino. Preferisco piuttosto ricordare quanto la diva
appaia vulnerabile, coperta da un drappo trasparente che, come la sua bellezza, tenta di nascondere ciò che si cela nel più profondo del suo animo. E, come da dietro un drappo trasparente, si intravede quanto fosse sola e quanto stesse gridando aiuto senza purtroppo, ricevere risposta. Nell'esposizione trovano posto due opere firmate dal fotografo e, idealmente, dalla stessa Norma. Intitolate: Crocifissione I e II, sono due scatti che non soddisfecero Marilyn e che la stessa segnò con una croce fatta con l'inchiostro rosso. Ma queste foto non sono solo questo, sono un monumento ad una donna che nel tempo è diventata il sinonimo di bellezza.
si confida con l'obiettivo, senza troppe remore, e che ad esso affida i suoi sguardi più malinconici. Non è questo il luogo per parlare della storia di una donna né delle sue sfortune così come non mi soffermerò sulla grandiosità delle immagini, molte delle quali virate ai sali di platino. Preferisco piuttosto ricordare quanto la diva
appaia vulnerabile, coperta da un drappo trasparente che, come la sua bellezza, tenta di nascondere ciò che si cela nel più profondo del suo animo. E, come da dietro un drappo trasparente, si intravede quanto fosse sola e quanto stesse gridando aiuto senza purtroppo, ricevere risposta. Nell'esposizione trovano posto due opere firmate dal fotografo e, idealmente, dalla stessa Norma. Intitolate: Crocifissione I e II, sono due scatti che non soddisfecero Marilyn e che la stessa segnò con una croce fatta con l'inchiostro rosso. Ma queste foto non sono solo questo, sono un monumento ad una donna che nel tempo è diventata il sinonimo di bellezza.
mercoledì 23 maggio 2012
Salone internazionale del libro di Torino Ovvero, come farsi una nuotata in un mare di carta senza rischiare di affogarci
Ebbene sì, in tremendo ritardo ecco un rapido commento al Salone del libro!
Salone internazionale del libro di Torino
Ovvero, come farsi una nuotata in un mare di carta senza rischiare di affogarci
Ogni tanto la società, ed in special modo quella che viene definita in modo dispregiativo la massa, possono riservare interessanti sorprese.
Mi spiego. È risaputo che la lettura, in Italia, non è tra i passatempi più diffusi, almeno secondo le tanto temute indagini ISTAT. Immaginate quindi la mia sorpresa nello scoprire quanto questo sia stato confutato, almeno in parte, nel vedere il pubblico presente quest’anno al salone del libro. Certo, sto parlando comunque di una “confutazione” relativa ma comunque piacevole. Mi rispiego. Per anni il salone del Libro è stato un ricettacolo che attirava a sé un pubblico molto settoriale composto prevalentemente da addetti ai lavori, universitari, appassionati lettori e giovani che fino a qualche tempo fa sarebbero stati definiti, in maniera assolutamente negativa, “diversi” dalla massa. Questo perché, senza generalizzare troppo, spesso chi ha, o meglio aveva, certi interessi, raramente si accostava alle pagine fruscianti di un bel libro, preferendo piuttosto quelle di alcuni quotidiani. Certo, anche quello è leggere direte voi. Quest’anno, invece, mi è capitato di stupirmi nel vedere quanto fosse omogeneo il pubblico convenuto per celebrare uno dei pochi baluardi della cultura rimasti a difenderci da twittate, tag e mi piace. Oltre al sopracitato pubblico di aficionados, era possibile vedere giovani adolescenti girare in cerca dei loro beniamini, e non mi riferisco solo a pallidi vampiri indecisi sul proprio futuro, fossero essi moderni o meno. Ma non solo, per una volta il salone ha assunto toni festosi, svuotandosi della seriosità che spesso è associata alla parola cultura. Perché, diciamolo, la cultura è prima di tutto divertimento. Divertimento che, grazie anche alla tecnologia, per una volta sottomessa alla conoscenza, è sempre più fruibile e facile da raggiungere. Ma la cultura in questione non è solo quella rappresenta dai libri, protagonisti indiscussi anche quest’anno, ma bensì anche quella legata ad altri aspetti del sapere quali musica e cibo. Anche negli anni passati erano presenti questi due aspetti ma quest’anno, per la prima volta, mi è sembrato che il pubblico fosse davvero interessato a scoprire cosa c’è dietro quello che gli appassiona.
Un ultima nota va spesa per il sottotitolo “Primavera Digitale”. Purtroppo ho trovato la scelta di tale titolo un po’ fastidiosa, forse perché a livello inconscio l’ho subito ricollegata ad altre “primavere” storiche molto più influenti o solo perché da brontosauro quale sono ho ancora qualche problema nel considerare libro un insieme di dati su uno schermo. So che dovrò adattarmi, anche perché tutti conosciamo quanto sono sfruttati gli angoli verdi del pianeta ma a volte mi chiedo, è preferibile sacrificare il rumore delle pagine di un buon libro a scapito di quelle d riviste e quotidiani pieni di nulla? Ai poster (digitali naturalmente) l’ardua sentenza.
lunedì 21 maggio 2012
Genova SMACK! COMICS 2012
Come spesso accade, le giovani fiere possono riservare piacevoli sorprese. Ancora liberi da preconcetti e dal tremendo Dio Denaro, infatti, questi piccoli gioielli si mostrano al publico per quello che dovrebbero essere, momenti di divertimento e leggerezza. La SMACK! di Genova, fiera del fumetto al suo secondo anno tenutasi il19 e 20 marzo, ha racchiuso in se proprio queste due qualità. A differenza di importanti convention nazionali, organizzate a volte con il preciso scopo di far vendere, in questa simpatica manifestazione si respirava un'atmosfera intima, amichevole e soprattutto libera. Libera dalle grandi case, libera dagli sponsor e libera dall'ufficialità troppo spesso presente in eventi di questo tipo. Attenzione però, tutto questo non significa meno interessante. In primo luogo è da segnalare l'interessantissima mostra Eurhope, esposizione di opere create da talenti emergenti e non con tematiche relative al futuro della Comunità Europea. Benchè molti dei lavori fossero degni di nota, le tre opere vincitrici si sono pienamente meritate gli onori e gli allori del podio. La terza classificata, Viganga Francesca , rappresenta la Comunità Europea con un velo di speranza, un grande ombrello pronto a proteggere donne, bambini e non solo. Di diversa opinione Gartner Lilli, per lei , seconda classificata, per cui la Comunità Europea è rappresentata da un'insieme di animali, simbolo forse di un melangè culturale ancora lontano. Il primo premio và invece a , artista veronese Carozzi Nicolò che vede l'Europa quasi come una vittima di potenze più grandi. Ma lo SMACK! non è stato solo questo. Tra gli autori presenti possono essere citati il grandissimo Frezzato e il talentuosissimo Daniele Marotta, autore di una piccola perla intitolata Superzelda e organizzatore del party anni '20 presso il Banano Tsunami. Un'ulteriore menzione è d'uopo per lo studio di grafica (e non solo) Blue Monkey, simpaticissimo gruppo di illustratori appassionati di Steampunk al lavoro per rendere questo mondo più vaporoso e ricco di ingranaggi! Insomma, per riassumere un attimo posso dire che questa giovane fiera promette milto bene e, sono certo, che se conserverà le caratteristiche sopra citate, con gli anni diverrà certamente uno dei poli del fumetto in Italia.
P.S. mi stavo dimenticando la cosa più bella di tutta la Fiera: La Going Merry di One Piece creata dall'associazione SempliceMente, un grande lavoro per un grande sogno
SMACK! COMICS 2012 Galleria
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